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Il disegno di legge di bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre e trasmesso alla Camera dopo la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato del 30 ottobre, stanzia 1,2 miliardi di euro per i nuovi impianti fotovoltaici fino a 1 MW. Lo strumento è un contributo in conto capitale erogato dal GSE, pari al massimo al 40% dei costi di investimento ammissibili, riservato a chi accede al meccanismo di sostegno del FER X. La dotazione è distribuita su tre anni: 800 milioni nel 2028, 200 milioni nel 2029 e 200 milioni nel 2030. Per il 2027 non sono previste risorse.

Tre gigawatt, una parte della copertura in bolletta

Il contributo vale per un contingente complessivo di 3 GW di nuova potenza, la capacità che il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica indica come obiettivo della misura all’interno di un pacchetto da oltre 14 miliardi per la transizione energetica. Secondo le prime ricostruzioni del testo, 800 milioni sono iscritti in un capitolo dello stato di previsione del MASE e poi trasferiti al GSE; i restanti 400 milioni arrivano dalla bolletta, attraverso gli oneri generali di sistema che finanziano gli incentivi alle rinnovabili. L’intera operazione si appoggia alla clausola di salvaguardia nazionale per la spesa energetica che l’Italia ha chiesto all’Unione europea.

Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha presentato il pacchetto come un modo per trasformare il sostegno pubblico “in investimenti concreti, maggiore produzione nazionale” e benefici per famiglie e imprese. Criteri, modalità attuative e monitoraggio della spesa del contributo al fotovoltaico saranno fissati da un decreto del MASE, di concerto con il ministero dell’Economia, da adottare entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge.

Il canale è l’accesso diretto del FER X

Il FER X definitivo, decreto MASE n. 194 del 18 giugno 2026, è in vigore dal 7 agosto e resterà operativo fino al 31 dicembre 2030. Su un contingente totale di 37,15 GW, 10 GW sono riservati all’accesso diretto per gli impianti fino a 1 MW: niente aste, richiesta sul portale del GSE e lavori avviati dopo il 7 agosto 2026. Fino a 200 kW è prevista una tariffa omnicomprensiva con cessione dell’energia al GSE, tra 200 kW e 1 MW un contratto per differenza a due vie, per una durata di 20 anni. Le regole operative del GSE sono state approvate il 7 agosto e aggiornate il 2 ottobre. I 3 GW del contributo in conto capitale si innestano su questo canale, che di gigawatt ne mette a disposizione 10.

Nel primo semestre 2026 in Italia sono stati connessi 3.093 MW di nuovo fotovoltaico, secondo i dati Gaudì di Terna elaborati da Italia Solare. La fascia commerciale e industriale tra 20 kW e 1 MW ha totalizzato 1.154 MW su 8.183 impianti, contro i 556 MW del residenziale. La potenza cumulata al 30 giugno era di 46,6 GW; il PNIEC ne prevede 79,2 al 2030.

PMI ed energivori, aiuti legati al reinvestimento

Per le PMI non energivore il disegno di legge prevede 3,53 miliardi tra il 2027 e il 2030 (1 miliardo nel 2027, 1,43 nel 2028, 600 milioni nel 2029 e 500 nel 2030) per compensare fino al 50% del prezzo medio all’ingrosso dell’energia sul 50% dei consumi. In cambio l’impresa deve reinvestire almeno il 100% dell’aiuto entro 36 mesi in autoproduzione da rinnovabili, accumuli, efficienza energetica, pompe di calore o elettrificazione, con controlli affidati al GSE. Alle imprese energivore vanno 2,5 miliardi tra il 2028 e il 2030 (1 miliardo, 800 e 700 milioni), con lo stesso obbligo di reinvestimento in rinnovabili, accumuli, idrogeno verde e decarbonizzazione dei processi. Entrambe le misure sono subordinate all’autorizzazione della Commissione europea. Per il fotovoltaico domestico restano le detrazioni al 50% sull’abitazione principale e al 36% sugli altri immobili.

Un testo che può ancora cambiare

Il contributo esiste oggi solo in un disegno di legge, che entra ora nell’esame della commissione Bilancio della Camera; l’approvazione definitiva è attesa entro il 31 dicembre. Importi, soglia di potenza e contingente possono essere modificati durante l’esame parlamentare. C’è poi il passaggio europeo: la copertura dipende dal via libera del Consiglio dell’Unione alla clausola di salvaguardia nazionale, atteso nel corso di novembre.

I 120 giorni per il decreto attuativo decorrono dall’entrata in vigore della legge e i primi 800 milioni sono iscritti nel bilancio 2028. Nel frattempo chi ha in mano un progetto commerciale o industriale sotto 1 MW deve scegliere se partire subito in FER X o aspettare regole che oggi non esistono. Non è chiaro, inoltre, se gli impianti avviati prima del decreto potranno chiedere il contributo.

Tariffa, assegnazione e costi: le domande aperte

Non è chiaro come il contributo si combinerà con la tariffa del FER X. Nel FER X transitorio, dei 77 euro/MWh riconosciuti da ARERA al fotovoltaico in accesso diretto, 63 remuneravano l’investimento: se lo Stato ne copre fino al 40%, resta da capire se la tariffa rimarrà piena o verrà ridotta. Nel meccanismo delle comunità energetiche, chi riceve il contributo PNRR in conto capitale si vede ridurre la tariffa premio, ed è il precedente più vicino che il decreto attuativo potrà seguire o scartare.

Il criterio con cui verranno assegnati i 3 GW è rimandato al decreto attuativo, così come il rapporto con i 10 GW dell’accesso diretto: non è chiaro se il contingente del contributo sia una quota di quei 10 GW o una dotazione separata, né se l’assegnazione seguirà l’ordine cronologico, una graduatoria o uno sportello. Mancano anche l’elenco dei costi ammissibili (moduli, inverter, accumuli, connessione, progettazione) ed eventuali requisiti sulla provenienza dei componenti. Da definire infine la cumulabilità con le detrazioni fiscali, con le agevolazioni per gli investimenti delle imprese e con l’aiuto alle PMI previsto dalla stessa manovra.

I 400 milioni a carico degli oneri generali di sistema li pagano famiglie e imprese in bolletta. Per le misure destinate a PMI ed energivori la manovra subordina l’efficacia all’autorizzazione della Commissione europea; per il contributo al fotovoltaico, che si somma all’incentivo del FER X, non è chiaro se servirà un passaggio analogo.