L’integrazione tra impianti da fonti rinnovabili e sistemi di accumulo elettrochimico si prepara a diventare uno dei pilastri della transizione energetica europea. Secondo un’analisi pubblicata l’11 maggio da Reuters e basata su dati di Aurora Energy Research, la capacità di impianti “co-localizzati” — cioè siti in cui fotovoltaico o eolico sono abbinati a batterie — è destinata a crescere di oltre il 450% entro il 2030.
Lo studio prende in esame i principali mercati energetici europei e mostra come l’accumulo stia assumendo un ruolo sempre più strategico per garantire stabilità alle reti elettriche e valorizzare la produzione da rinnovabili, soprattutto nelle ore di maggiore generazione solare ed eolica.
Capacità in forte crescita: da 6,3 GW a circa 35 GW
Nel 2025 la capacità co-localizzata in Europa ha raggiunto i 6,3 GW, trainata soprattutto dai progetti fotovoltaici con batterie integrate, che rappresentano oltre il 60% delle nuove installazioni. Secondo le previsioni di Aurora Energy Research, entro il 2030 si arriverà a circa 35 GW complessivi.
A guidare questa crescita sarà soprattutto la Germania, considerata il mercato più attrattivo grazie alla forte necessità di flessibilità della rete e a rendimenti attesi superiori alla media europea. Seguono Gran Bretagna e Bulgaria, mentre Paesi come Spagna, Ungheria e Francia potrebbero accelerare nei prossimi anni grazie alle riforme normative attualmente in discussione.
Parallelamente, il mercato europeo dei sistemi di accumulo utility-scale continua ad espandersi rapidamente. Aurora stima che la capacità totale di batterie grid-scale installate in Europa possa raggiungere circa 80 GW entro il 2030, rispetto agli attuali 17 GW.
Prezzi negativi e volatilità spingono gli investimenti
Uno dei principali fattori che sta accelerando gli investimenti nell’accumulo è l’aumento delle ore con prezzi elettrici negativi. Nel corso del 2025 Paesi come Germania, Spagna e Paesi Bassi hanno superato le 500 ore annuali con prezzi sotto lo zero, fenomeno sempre più frequente nei sistemi elettrici ad alta penetrazione di rinnovabili.
In questi casi le batterie permettono agli operatori di immagazzinare l’energia prodotta in eccesso anziché venderla in perdita o interrompere la produzione. L’energia può poi essere reimmessa in rete nelle ore di maggiore domanda, quando i prezzi tornano remunerativi.
L’accumulo diventa quindi uno strumento essenziale non solo per la stabilità della rete, ma anche per garantire sostenibilità economica agli impianti rinnovabili.
Il problema del “curtailment” e i limiti della rete
Il rapporto mette inoltre in evidenza la crescita del cosiddetto “curtailment”, ovvero la riduzione forzata della produzione rinnovabile per evitare congestioni o sovraccarichi della rete elettrica.
Nel 2024 in Europa sono stati “tagliati” oltre 10 TWh di energia rinnovabile, ma secondo Aurora questa quantità potrebbe triplicare entro il 2030, arrivando a circa 33 TWh.
Il fenomeno è strettamente collegato ai ritardi infrastrutturali. Secondo un altro studio di Aurora Energy Research, oltre 1 TW di nuovi impianti rinnovabili è oggi in attesa di connessione alla rete europea, con tempi autorizzativi che in alcuni Paesi arrivano fino a dieci anni.
Per questo motivo i sistemi di accumulo vengono considerati sempre più una componente indispensabile della transizione energetica: consentono infatti di ridurre gli sprechi di energia verde, aumentare la flessibilità del sistema elettrico e supportare la progressiva decarbonizzazione del mix energetico europeo.