●

Ultime news

Heiwit S.p.A. progetta e collauda in Italia sistemi di accumulo con batterie agli ioni di sodio per impianti fotovoltaici residenziali, commerciali e industriali. Li vende solo tramite installatori formati con il proprio corso tecnico. A Solar & Storage Live Italia (Verona, 7 e 8 ottobre) ha presentato in anteprima la seconda generazione di celle, la polianionica NFPP. Alessandro Gallani ne ha illustrato in fiera le conseguenze per chi installa. Il primo lotto è atteso a magazzino a dicembre 2026, con commercializzazione da inizio 2027. Per installatori e progettisti il cambio di chimica tocca tre punti: compatibilità con gli inverter, condizioni di posa e confronto dei costi.

Chi è Heiwit: la startup varesina degli accumuli al sodio

Heiwit nasce a Varese nell’ottobre 2023 come startup innovativa e aderisce a Italia Solare e a Confindustria Varese. Nella sede operativa di Caronno Pertusella sviluppa elettronica e firmware del BMS e collauda ogni sistema prima della spedizione. Le celle arrivano invece da fornitori qualificati e passano prove di accettazione interne. In Europa, ricorda l’azienda, non esiste ancora una produzione di celle al sodio. La prima batteria Heiwit è entrata in funzione in un impianto residenziale a giugno 2025, anno del Best Innovation Award a Solar Solutions Torino. Oggi la rete di installatori copre Italia, Svizzera, Germania e altri Paesi europei. In provincia di Varese è in progetto anche uno stabilimento di assemblaggio da 2.500 m², con cantiere da gennaio 2027.

Batterie agli ioni di sodio: due generazioni da tenere distinte

Le batterie agli ioni di sodio Heiwit lavorano a temperatura ambiente, con anodo in hard carbon e senza litio né cobalto. Non vanno quindi confuse con le batterie al sale termico, che operano intorno ai 250-300 °C. Sotto lo stesso nome, tuttavia, convivono due chimiche con prestazioni diverse.
La generazione in commercio usa un catodo a ossidi stratificati. Il modulo da 10 kWh a 48 V offre 9 kWh utili e 5 kW in continuo. Heiwit stima oltre 6.500 cicli a DoD 90% fino al 70% di capacità residua, con efficienza del 95%. Il modulo pesa meno di 116 kg e si collega fino a tre unità in parallelo, cioè 30 kWh.
La seconda generazione adotta un catodo polianionico NFPP (fosfato-pirofosfato di sodio e ferro), un reticolo rigido che si deforma poco a ogni ciclo. Il nuovo pacco da 7,78 kWh, verticale o orizzontale, dichiara 9.000 cicli a DoD 95% con residuo al 70%. In cambio la densità energetica scende a 100-120 Wh/kg, sotto il litio ferro fosfato. Per l’azienda, infine, gli inverter già in uso restano compatibili.

Compatibilità inverter: la finestra di tensione da verificare

Un pacco di batterie agli ioni di sodio Heiwit con 16 celle in serie lavora da 30,4 a 60 V. Un 16S al litio ferro fosfato resta invece tra 44,8 e 57,6 V. La sigla “48 V” in scheda tecnica, quindi, non basta a garantire la compatibilità. Molti firmware usano infatti profili tarati sul litio. Heiwit raccomanda perciò un profilo batteria dedicato, al posto di parametri LFP forzati a mano. La sua checklist prevede tre verifiche: finestra DC dell’ingresso batteria, protocollo BMS via CAN e bilanciamento attivo a bordo del pacco. Gli inverter Heiwit nascono per questa finestra. Il Virgo monofase (3-6 kW, IP66) accetta batterie da 32 a 60 V e ha la certificazione CEI 0-21. Il Lybra trifase (6-12 kW) ha due ingressi batteria indipendenti da 30 a 60 V e regge un picco di 20 kVA per 10 secondi. Entrambi passano in back-up in meno di 10 ms, se l’impianto prevede il quadro dedicato. Senza quadro, invece, il sistema si spegne insieme alla rete come impone la normativa.

Installazione delle batterie agli ioni di sodio: freddo, peso e sicurezza

In cantiere il punto delicato è la temperatura di carica. Il modulo da 10 kWh in commercio scarica da -25 a +60 °C, ma carica solo da 0 a +60 °C. Si installa inoltre al chiuso (IP20). In un garage non riscaldato, quindi, sotto zero eroga energia ma non si ricarica. Per le celle NFPP Heiwit indica invece la carica fino a -25 °C e il 95% di capacità in scarica a -20 °C.
A parità di energia il sodio pesa più del litio, come riconosce l’azienda. Il pacco da 7,78 kWh, per esempio, arriva a 120 kg in tre pezzi. Per le celle NFPP il produttore dichiara rapporti di prova IEC 62619, UL 9540A e UN 38.3. In qualifica le celle hanno superato penetrazione con chiodo, sovraccarico e schiacciamento senza incendi né esplosioni. Heiwit stessa precisa che il vantaggio «riguarda la probabilità e la gravità di un evento, non dà un’immunità». Valgono perciò tutte le regole degli impianti in corrente continua.

Costo per kWh restituito: il conto delle batterie agli ioni di sodio

Heiwit propone di confrontare batterie agli ioni di sodio e al litio sul costo per kWh restituito in vita. La formula combina capacità, DoD, efficienza, cicli e degrado lineare fino al residuo dichiarato. Su 10 kWh nominali le celle NFPP restituiscono circa 70.500 kWh e la generazione attuale circa 47.000. Una batteria LFP con valori tipici (6.000 cicli, DoD 90%, efficienza 95%) si ferma a circa 43.600 kWh. Per pareggiare il costo per kWh, il litio dovrebbe quindi costare il 38% in meno della NFPP. Con la generazione in commercio, invece, il vantaggio sul litio tipico scende a circa l’8%.
Il sito indica per il modulo in commercio un prezzo consigliato al pubblico di 4.900 euro. Con questa formula fanno circa 10 centesimi per kWh restituito, inverter e installazione esclusi. L’azienda segnala però i limiti del calcolo: i valori del litio sono medi e vanno sostituiti con quelli della scheda tecnica in esame.

Garanzia e detrazioni: due voci da chiarire nel preventivo

La batteria in commercio ha una garanzia di 10 anni oppure 25 MWh erogati, al primo dei due limiti raggiunto. I 25 MWh equivalgono a circa 2.800 cicli completi da 9 kWh, cioè circa sette anni e mezzo a un ciclo pieno al giorno. Lo stesso corso Heiwit per installatori invita del resto a chiedere sempre per iscritto anni e MWh garantiti.
Sul fronte fiscale, la Legge di Bilancio 2026 ha mantenuto per quest’anno la detrazione al 50% sull’abitazione principale e al 36% negli altri casi. La riduzione slitta al 2027. Gli accumuli seguono il regime dell’impianto fotovoltaico: recupero in dieci rate annuali, niente sconto in fattura e necessità di capienza IRPEF. Per le celle NFPP, in arrivo nel 2027, il conto andrà quindi rifatto con le nuove aliquote.

Dati di campo: 228 impianti con batterie agli ioni di sodio

Lo studio presentato a Verona copre 228 impianti Heiwit monitorati con AI-Care tra dicembre 2025 e settembre 2026. In totale hanno prodotto 555 MWh, di cui 370 consumati in loco. Con la batteria l’autonomia dalla rete passa dal 48% del solo fotovoltaico all’83%.
L’indicatore di punta, il 92% di energia solare utilizzabile sfruttata in casa, segue un criterio preciso. Per ogni impianto Heiwit adotta infatti il migliore tra autonomia, per chi produce più di quanto consuma, e autoconsumo, per chi consuma di più. Si tratta inoltre di impianti con batterie agli ioni di sodio di prima generazione, perché le NFPP arriveranno nel 2027.

Strumenti per installatori: AI-Care, preventivatore e mercato del retrofit

La piattaforma AI-Care prevede la produzione fotovoltaica a 24 ore. Su questa base decide quando autoconsumare, accumulare o immettere in rete, privilegiando le ore con PUN più alto. Sorveglia inoltre temperatura e tensione delle celle e invia avvisi preventivi. All’installatore offre la vista sull’intera flotta e un accesso API in sola lettura.
Il preventivatore parte dalla bolletta, ricostruisce il tetto da satellite, dimensiona le stringhe e simula 25 anni con la detrazione applicata. Si integra nel sito dell’installatore con un plugin WordPress o un tag JavaScript, e i contatti restano all’installatore. Gli installatori Premium ricevono infine lead di zona dal portale riservato. Per Heiwit il mercato più ampio è quello degli impianti esistenti. L’azienda stima, su dati Italia Solare, Terna e GSE, circa 955.000 batterie su 2,19 milioni di impianti fotovoltaici italiani. Dei restanti, circa 690.000 risalgono al 2015 o prima e montano inverter con più di dieci anni. Sono quindi candidati al revamping con ibrido e accumulo. Altri 540.000, più recenti, si prestano a un retrofit con kit AC affiancato.