Il Titolo III del Conto Termico 3.0 racchiude un portafoglio di tecnologie termiche da fonti rinnovabili e sistemi ad alta efficienza. Non sono interventi disgiunti; rappresentano al contrario una tassonomia coerente di soluzioni per l’indipendenza energetica domestica e aziendale. Sei tipologie principali strutturano il panorama:
• la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore elettriche o a gas
• l’installazione di sistemi ibridi e bivalenti
• la sostituzione con caldaie a biomassa
• gli impianti solari termici, gli scaldacqua a pompa di calore,
• l’allaccio a reti di teleriscaldamento
• i microcogeneratori
Ciascuna tecnologia possiede requisiti tecnici specifici, metodologie di calcolo dell’incentivo proprie e, soprattutto, nicchie di convenienza dove prevale sulle altre. Comprendere questa geografia significa guidare il cliente verso la soluzione più vantaggiosa, non verso quella più costosa o più “trendy”.
Le pompe di calore: il nucleo del Titolo III
Le pompe di calore costituiscono il cuore pulsante del CT3.0. Rappresentano il 70% del volume di incentivi erogati e il primo step di ogni strategia di transizione energetica.
Il calcolo dell’incentivo segue una formula precisa: l’energia termica incentivata si moltiplica per un coefficiente di valorizzazione tabellato dal decreto. L’energia termica incentivata è calcolata come (1 – 1/SCOP) × Qu, dove Qu è il calore totale annuale necessario nella zona climatica in questione. Qu a sua volta è il prodotto tra la potenza nominale della pompa (in kilowatt) e il coefficiente di utilizzo della zona climatica. Le zone climatiche da A a F hanno coefficienti crescenti: zona A (600 ore-equivalenti), zona B (850), zona C (1.100), zona D (1.400), zona E (1.700), zona F (1.800).
Un’applicazione concreta: una pompa aria-aria da 12 kilowatt in zona D con SCOP 3,8 produce un’energia incentivata di (12 × 1.400 × (1 – 1/3,8)) circa 10.000 kilowattora-termici. Moltiplicata per il coefficiente di valorizzazione (0,070 euro per kilowattora-termico, per categoria di potenza), genera un incentivo annuale di circa 700 euro, per cinque anni.
La zona climatica, non il prezzo della pompa, è il moltiplicatore principale dell’incentivo. Una pompa identica installata in Sicilia (zona A, 600 ore) riceve un incentivo annuale inferiore rispetto alla stessa pompa in Val d’Aosta (zona F, 1.800 ore). La differenza è circa 320 euro all’anno. Per il cliente, questo significa che la convenienza di un intervento di pompa di calore varia enormemente a seconda della latitudine geografica dell’edificio.
Le spese ammissibili includono lo smontaggio dell’impianto preesistente, la fornitura della pompa di calore, la posa in opera, le opere idrauliche e murarie necessarie per l’integrazione (es., realizzazione vani per il posizionamento), le valvole termostatiche, i sistemi di contabilizzazione (obbligatori se la potenza supera 200 kilowatt), e le prestazioni professionali di progettazione e asseverazione. Non è ammissibile il costo del terreno per le pompe geotermiche; rientrano esclusivamente le opere di captazione (scavi, tubazioni, fluido termovettore).
Le pompe di calore a gas seguono una struttura analoga, ma con parametri di efficienza inferiori. Invece dello SCOP, usano lo SPER (Seasonal Performance Efficiency Ratio), minimo 1,33 per configurazione aria-aria. Un coefficiente di conversione di 2,5 compensa la differenza di efficienza negli algoritmi di calcolo dell’incentivo. Una pompa a gas aria-aria da 20 kilowatt produce incentivo annuale di circa 450 euro, inferiore a un’equivalente elettrica. La scelta di una pompa a gas è strategica quando il cliente dispone già di una rete gas robusta e non vuole affrontare il costo di elettrificazione della fornitura. Una restrizione importante: le pompe a gas non sono ammesse per imprese e Enti del Terzo Settore economici. Solo PA, ETS non economici e privati possono accedere a questo finanziamento.
I sistemi ibridi e bivalenti: la transizione graduale
Un sistema ibrido factory-made integra una pompa di calore e una caldaia a gas a condensazione in un unico apparato progettato dal costruttore. Un sistema bivalente accoppia una pompa di calore e una caldaia, costruiti separatamente, coordinate da un sistema di controllo intelligente.
L’incentivo si calcola sulla pompa di calore del sistema, moltiplicato per un coefficiente maggiorante. Per i sistemi ibridi factory-made, il coefficiente è 1,25, riconoscendo l’integrazione superiore. Per i sistemi bivalenti, il coefficiente è 1,0 (o 1,1 se la caldaia secondaria è di potenza superiore a 35 kilowatt). Un ibrido factory-made con pompa interna da 15 kilowatt (SCOP 3,8, zona D) genera un incentivo maggiorato di circa 1.825 euro all’anno, superiore a una pompa singola di pari potenza.
La convenienza di un sistema ibrido o bivalente sta nella flessibilità operativa. Durante i mesi invernali più freddi, quando la pompa di calore potrebbe avere efficienza ridotta (perché l’aria esterna è molto fredda), la caldaia a gas integrata prende il carico, garantendo confort termico senza degradazione di efficienza. È una strategia di gestione ibrida della domanda termica.
Un sistema bivalente richiede asseverazione tecnica specifica se la pompa e la caldaia provengono da costruttori diversi. La compatibilità deve essere garantita dal produttore della pompa, con dichiarazione rilasciata in forma ufficiale. Questo passaggio amministrativo aggiunge costi e tempi di istruttoria, ma è obbligatorio.
Dal punto di vista del cliente, il bivalente consente una transizione graduale verso le rinnovabili. Se la caldaia preesistente ha meno di cinque anni di vita residua, il cliente non è obbligato a sostituirla. La pompa viene aggiunta come generatore primario, con la caldaia che rimane come backup. È una soluzione che riduce l’investimento iniziale e distribuisce il cambio tecnologico nel tempo.
Le spese ammissibili per i sistemi bivalenti includono, oltre alle componenti pompa di calore, anche le opere di collegamento tra la pompa e la caldaia secondaria, il sistema di controllo intelligente (che arbitra il funzionamento tra le due fonti), e gli interventi di regolazione. Un vincolo non negoziabile: se la caldaia secondaria è alimentata a gas, deve essere a condensazione, con rendimento minimo del 90%. Caldaie a biomassa possono essere accoppiabili, ma aumentano significativamente la complessità costruttiva e i costi di controllo.
La biomassa: efficienza in zone fredde
Le caldaie a biomassa (pellet o legna) ricevono incentivi formulati diversamente. L’incentivo annuale è il prodotto della potenza nominale (kilowatt), delle ore di funzionamento annuale per zona climatica (A=600, B=850, C=1.100, D=1.400, E=1.700, F=1.800 ore/anno), di un coefficiente di valorizzazione (0,060 euro per kilowattora-termico per caldaie sotto 35 kilowatt; 0,025 per caldaie 35-500 kilowatt; 0,020 per caldaie oltre 500 kilowatt), e di un coefficiente premiante per controllo delle emissioni di particolato (1,0 per riduzione inferiore al 20%; 1,2 per riduzione 20-50%; 1,5 per riduzione superiore al 50% rispetto alla classe 5 stelle DM 186/2017).
Gli impianti solari termici: il complemento, non il sostituto
Un impianto solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria da 4 metri quadri, operante in zona D, genera un incentivo annuale calcolato come coefficiente di valorizzazione moltiplicato per l’energia prodotta annuale per metro quadro moltiplicata per la superficie lorda dell’impianto.
Il solare termico è complementare a pompe di calore o caldaie, non sostitutivo. Un accoppiamento tipico è solare 4-6 metri quadri abbinato a pompa di calore per il riscaldamento d’ambiente. L’investimento iniziale è contenuto (6.000-8.000 euro), l’incentivo rapido (circa 850 euro all’anno per 2 anni), la vita utile superiore a 20 anni, il payback di 5 anni con il finanziamento. È una scelta consigliata per climi temperati (zone C, D). In zone molto nuvolose (A, B) o per superfici inferiori a 3 metri quadri, il solare termico ha rendimento economico marginal.
Gli scaldacqua a pompa di calore: la nicchia degli integrati
Gli scaldacqua a pompa di calore rappresentano una nicchia del Titolo III. L’incentivo non è percentuale, ma forfettario: 500 euro per scaldacqua classe A di capacità inferiore a 150 litri, 1.100 euro per classe A superiore a 150 litri, 700 euro e 1.500 euro rispettivamente per classe B.
Uno scaldacqua da 200 litri classe A costa in commercio 2.000-2.500 euro. L’incentivo lordo del 40% della spesa sostenuta (formula del CT3.0) sarebbe 880-1.000 euro. Il massimale di 1.100 euro cappa l’incentivo superiormente. Non è uno strumento di incentivo molto generoso per questa tecnologia.
Gli scaldacqua a pompa di calore sono utili come integrazione a una pompa di calore aria-aria (che fornisce calore d’ambiente, non acqua calda per usi sanitari). Richiede spazio disponibile, è efficiente energeticamente, ma il tempo di ammortamento è lungo senza accoppiamenti a altri interventi incentivati.
Sintesi economica e strategia progettuale
Il professionista che padroneggia il Titolo III sa che nessun intervento è “universalmente migliore”. Ogni tecnologia ha una nicchia di convenienza. Una pompa di calore aria-aria prevale in climi da temperati a freddi e con spazio disponibile esterno. Un sistema bivalente conviene a chi vuole una transizione graduale e possiede già infrastruttura gas. La biomassa è conveniente in zone rurali fredde con disponibilità di combustibile locale. Il solare termico aggiunge valore in climi temperati, integrato a un generatore principale. Gli scaldacqua a pompa di calore completano il quadro, ma come componente di un sistema più ampio.
La pratica commerciale consigliata è il multi-intervento. Un cliente che installa simultaneamente una pompa di calore, un impianto solare termico e un sistema di building automation (automazione e controllo) beneficia di un incentivo complessivo superiore alla somma dei singoli. Inoltre, il consumo energetico globale cala in misura tale che il ritorno economico è tangibile entro 5-8 anni.
La documentazione per l’accesso al CT3.0 è unificata per tutte le tecnologie: dichiarazione atto notorio, documento identità del beneficiario, fatture quietanziate, certificato di conformità DM 37/2008. Specifico per ogni intervento: Scheda Prodotto ecodesign del generatore (SCOP, SPER, emissioni), fotografia ante-operam e post-operam con targa visibile, libretto di impianto, APE post-operam se obbligatorio, asseverazione di tecnico abilitato se incentivo supera 3.500 euro e potenza supera 35 kilowatt.
L’istruttoria GSE ordinaria richiede 30-60 giorni. Il 50% circa delle domande è estratto per verifiche in situ. Il pagamento avviene in soluzione unica per incentivi sotto 15.000 euro, in rate annuali per importi superiori (2 anni per potenze sotto 35 kilowatt, 5 anni per potenze uguali o superiori).
Per il cliente privato, l’investimento è anticipato interamente. Il rimborso incentivo arriva 30-60 giorni dopo l’ammissione GSE, se la documentazione è completa. Per la Pubblica Amministrazione con prenotazione, la certezza finanziaria è garantita pre-avvio lavori, riducendo il rischio di variabilità di budget.
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