Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legislativo 9 gennaio 2026 n. 5, l’Italia recepisce ufficialmente la Direttiva europea RED III, introducendo nuovi obiettivi e obblighi per la diffusione delle fonti rinnovabili. Il provvedimento entrerà in vigore il 4 febbraio 2026 e porterà cambiamenti significativi soprattutto nel settore edilizio, destinato a diventare sempre più centrale nel percorso di decarbonizzazione. Il decreto aggiorna e rafforza il quadro normativo nazionale sulle energie rinnovabili, modificando diversi aspetti del D.Lgs. 199/2021 e fissando nuovi target per contribuire agli obiettivi europei al 2030.
Obiettivi più ambiziosi per la transizione energetica
Il recepimento della RED III rappresenta un passaggio strategico nella politica energetica italiana. Il decreto stabilisce infatti che entro il 2030 l’Italia dovrà raggiungere una quota del 39,4% di energia da fonti rinnovabili nei consumi finali lordi. Parallelamente vengono introdotti target più stringenti nei diversi comparti energetici, tra cui: edilizia; trasporti; industria e sviluppo dell’idrogeno rinnovabile. Tra questi, il settore edilizio assume un ruolo particolarmente rilevante, considerando il peso che i consumi energetici degli edifici hanno nel bilancio complessivo nazionale.
Nuovi obblighi FER per edifici nuovi e ristrutturazioni
Una delle principali novità introdotte dal decreto riguarda l’obbligo di integrazione delle fonti rinnovabili nei progetti edilizi. Le nuove disposizioni prevedono che gli edifici debbano coprire parte dei propri fabbisogni energetici attraverso sistemi FER, con percentuali variabili in funzione del tipo di intervento. Le rinnovabili dovranno contribuire alla produzione di energia per: riscaldamento; raffrescamento; produzione di energia elettrica e acqua calda sanitaria
Le percentuali di integrazione previste
Il decreto introduce soglie minime di copertura dei fabbisogni energetici che variano in base alla tipologia di intervento edilizio.
Nuove costruzioni: per i nuovi edifici gli obblighi risultano più elevati e possono arrivare fino al 60% di copertura dei fabbisogni energetici tramite fonti rinnovabili.
Ristrutturazioni rilevanti: il provvedimento distingue tra due livelli di intervento.
- Ristrutturazioni di primo livello: comprendono interventi che coinvolgono in maniera significativa involucro edilizio e impianti. In questi casi le percentuali di integrazione FER risultano particolarmente elevate e prossime a quelle previste per le nuove costruzioni.
- Ristrutturazioni di secondo livello: riguardano interventi meno invasivi e prevedono obblighi più contenuti, con quote di integrazione che partono indicativamente dal 15%.
L’impostazione progressiva del decreto mira a rendere proporzionali gli obblighi alla profondità dell’intervento edilizio.
Impatti sulla progettazione degli edifici
Le nuove disposizioni cambieranno in modo sostanziale l’approccio alla progettazione energetica. L’integrazione delle rinnovabili diventerà un elemento strutturale del progetto edilizio, favorendo la diffusione di soluzioni impiantistiche evolute.
Tra le tecnologie che assumeranno un ruolo sempre più centrale figurano:
- impianti fotovoltaici integrati negli edifici
- pompe di calore
- sistemi ibridi
- sistemi di accumulo energetico
- soluzioni di gestione intelligente dei consumi
- In particolare, negli interventi sugli impianti termici, sarà necessario garantire una quota minima di produzione di acqua calda sanitaria da fonti rinnovabili.
Le ricadute sulla filiera professionale
Il recepimento della RED III è destinato a produrre effetti significativi lungo tutta la filiera delle costruzioni e dell’impiantistica, introducendo un approccio sempre più integrato tra progettazione edilizia, sistemi energetici e tecnologie digitali. La crescente centralità delle fonti rinnovabili richiederà infatti una maggiore complessità progettuale, con edifici concepiti fin dalle prime fasi come sistemi energetici interconnessi, in cui involucro, impianti e gestione intelligente dei consumi lavorano in modo coordinato.
In questo scenario acquisisce un ruolo sempre più strategico la qualificazione professionale degli installatori e dei tecnici del settore FER, chiamati a confrontarsi con nuove responsabilità tecniche e documentali e con standard prestazionali più elevati. Parallelamente, anche il mercato edilizio è destinato a evolversi: l’integrazione obbligatoria delle rinnovabili diventerà un elemento strutturale dei capitolati di costruzione e riqualificazione, contribuendo ad aumentare la domanda di soluzioni tecnologiche per l’efficienza energetica. Se da un lato questa trasformazione potrà comportare un incremento dei costi iniziali degli interventi, dall’altro è destinata a favorire una progressiva riduzione dei consumi energetici e dei costi di gestione degli edifici nel medio-lungo periodo.
Dibattito aperto e critiche al decreto: dubbi di settore e richieste di correzione
Nonostante il recepimento della Direttiva RED III sia stato salutato come un passo necessario per rafforzare gli obiettivi rinnovabili e dare impulso alla transizione energetica italiana, il provvedimento non è privo di criticità segnalate da stakeholder, associazioni di categoria e operatori del mercato.
Uno dei principali fronti di critica è quello delle micro e piccole imprese del settore impiantistico, evidenziato da Confartigianato e CNA, secondo cui il decreto così com’è rischia di essere “pesantemente penalizzante e destabilizzante” per le realtà artigiane che operano nel comparto impiantistico. In una lettera indirizzata ai Ministeri competenti le associazioni chiedono che il decreto venga corretto nelle parti in cui introduce oneri aggiuntivi e un sistema di qualificazioni parallelo, che potrebbe aggravare i carichi burocratici e i costi per le imprese più piccole, rendendo l’applicazione delle nuove regole più gravosa rispetto alle effettive capacità operative delle MPI.
Una preoccupazione simile emerge anche nella prospettiva di alcuni operatori dell’edilizia e della riqualificazione: secondo Cortexa, il recepimento potrebbe rendere più complessi e onerosi gli interventi di efficientamento dell’involucro edilizio, soprattutto nelle ristrutturazioni che non comportano una sostituzione totale dell’impianto. L’associazione sostiene che l’imposizione di quote FER su interventi di secondo livello potrebbe addirittura ostacolare la realizzazione di interventi di efficienza energetica fondamentali, come la coibentazione, se non accompagnata da strumenti di sostegno adeguati.