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Bollette che salgono, un contesto internazionale che rende l’approvvigionamento energetico sempre più complesso e un patrimonio immobiliare che, nella sua parte più consistente, disperde energia perché vecchio e mai riqualificato. È l’intreccio che pesa oggi sulle famiglie italiane: perché il modo più diretto per ridurre i consumi, e quindi i costi, passa dallo stato degli edifici in cui viviamo. E la fotografia non è incoraggiante: secondo l’elaborazione di SAIE – La Fiera delle Costruzioni: progettazione, edilizia, impianti su base dati SIAPE (Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica) quasi la metà degli edifici residenziali per i quali nel 2025 è stato richiesto un attestato di prestazione energetica (APE) ricade nelle due classi peggiori, F e G. Solo l’11% appartiene alle classi A.

A smuovere qualcosa, negli ultimi anni, è stata soprattutto la stagione dei bonus edilizi, che secondo le recenti stime di Nomisma avrebbe permesso al Paese di raggiungere il 56% degli obiettivi 2030 previsti dalla Direttiva Case Green. Un risultato che però non basta: senza un piano di attuazione definito e un investimento costante di fondi, il percorso di riqualificazione rischia di fermarsi proprio mentre servirebbe accelerare. Gli incentivi fiscali hanno comunque messo in moto uno svecchiamento del patrimonio edilizio oggi più necessario che mai. Di riqualificazione edilizia e di efficientamento energetico si discuterà durante SAIE – La Fiera delle Costruzioni, in programma a BolognaFiere per la sua sessantesima edizione, dal 7 al 10 ottobre 2026.

Certificazioni energetiche 2025

Qual è veramente lo stato degli edifici residenziali? Secondo il sistema informativo sviluppato da ENEA, dal 2019, l’ultimo anno prima dell’introduzione del Superbonus, ad oggi sono quasi 7 milioni gli Attestati di Prestazione Energetica (APE) registrati in Italia, con circa 1,3 milioni solo nel 2025 (+6,4% rispetto al 2024). Guardando alla distribuzione per classe energetica, il quadro mostra una presenza ancora molto rilevante degli immobili nelle fasce meno efficienti: il 46% delle certificazioni richieste nel 2025 ricade infatti nelle ultime classi energetiche, F e G, pari rispettivamente al 22% e il 24% del totale (+2% rispetto al 2024). Sul fronte opporto, le classi energetiche più elevate, dalla A1 alla A4, rappresentano complessivamente l’11% degli APE (con la A4 che da sola raggiunge il 4,4%); un dato che però è in netta diminuzione rispetto al 2024, quando erano pari al 14%.
E nelle regioni italiane, qual è la situazione? A livello territoriale, il quadro presenta differenze significative tra le diverse aree del Paese. Nel 2025, le classi energetiche più performanti — considerando complessivamente A1, A2, A3 e A4 — ai primi posti si collocano la Valle d’Aosta (20%), la Provincia autonoma di Bolzano (18,7%) e la Lombardia (18%), seguiti dalla Provincia autonoma di Trento (18%), il Veneto (16%) e la Sardegna (14%).

Guardando invece alle classi energetiche F e G, la maggiore incidenza di APE si registra in Campania (61%), seguita da Lazio (59%), Toscana (59%), Basilicata (57%), Molise (56%), Puglia (55%) e Umbria (54%).

Le differenze diventano ancora più marcate a livello provinciale. Tra le province con la maggiore incidenza di APE nelle classi A si distinguono Sondrio (30%), Brescia (25%), Ascoli Piceno (20%), Bergamo (20,2%) e Monza e Brianza (18%). Sul fronte opposto, le quote più elevate di certificazioni nelle classi F e G si rilevano a Isernia, Rieti ed Enna (tutte al 70%), a cui seguono Massa-Carrara (66%), Viterbo (65%), Frosinone (65%) e Napoli (65%).

“I dati SIAPE fotografano un patrimonio residenziale che resta in larga parte energivoro, con quasi la metà delle certificazioni rilasciate nel 2025 ancora ferma alle classi F e G – ha dichiarato Emilio Bianchi, Direttore Generale di SAIE –. È un ritardo strutturale, che il ciclo dei bonus ha in parte intaccato e che oggi si lega a due elementi: la volatilità dei prezzi dell’energia e un quadro europeo che, tra recepimento della direttiva e nuovi requisiti minimi, alza progressivamente l’asticella. In questo scenario la filiera delle costruzioni ha un ruolo decisivo. La riqualificazione è quindi un investimento che genera un effetto domino su produttività, occupazione e valore degli immobili: servono però innovazione, tecnologie e competenze diffuse per renderla scalabile. È la ragione per cui SAIE si conferma il punto di incontro tra imprese, associazioni e professionisti: una sfida di questa portata, che tocca la struttura stessa del Paese, si affronta solo mettendo intorno allo stesso tavolo tutta la filiera.”