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Alla luce del recente incontro a Palazzo Chigi tra il Presidente del Consiglio e i leader di maggioranza, Assoclima auspica che il Governo decida di utilizzare la flessibilità concessa dalla Commissione Europea per contrastare il caro energia nel prossimo biennio. La condizione posta da Bruxelles per l’accesso a questa flessibilità è altrettanto chiara: tali risorse dovranno essere utilizzate per interventi di tipo strutturale, attraverso misure che siano concretamente volte ad accelerare la transizione verso fonti energetiche pulite.

In linea con questo indirizzo Assoclima chiede che le risorse, per ciò che riguarda la climatizzazione degli edifici, siano indirizzate su due iniziative:

• il mantenimento dell’aliquota almeno al 50% per le detrazioni fiscali nel caso di riqualificazione energetica con pompe di calore elettriche, che dal 1° gennaio 2027 scenderà al 36%. Si tratta di un intervento che porterebbe, a partire dai clienti più fragili, a un risparmio compreso tra 280 e 400€/anno ogni anno. A puro titolo di confronto, il recente “bonus bollette” ha erogato circa 115€/utente mentre i bonus sociali variano tra 150- 200€/anno;

• l’impegno a intervenire su accise e tasse che gravano sull’energia elettrica, così da assicurare che il rapporto tra il prezzo/kWh dell’energia elettrica e del gas (Reeg) non superi il valore di 2,5, così come indicato nel recente Electrification Action Plan pubblicato il 17 luglio dalla Commissione Europea.

L’Italia vanta un indubbio doppio vantaggio strategico: possiede un comparto produttivo di pompe di calore che è già leader industriale a livello internazionale e, parallelamente, dispone di un enorme potenziale di apparecchi già installati sul territorio nazionale che attualmente non vengono pienamente sfruttati. Sul fronte industriale, citando i dati di un recente studio di TEHA Group, l’Italia opera in una filiera caratterizzata da una grande e comprovata solidità: l’incidenza della produzione italiana nelle principali componenti delle pompe di calore elettriche è pari al 59%, una quota di assoluto rilievo che sale addirittura all’87% se si considera il perimetro europeo.

A questo primato produttivo si affianca il potenziale del parco impianti. In Italia si contano oggi 23,7 milioni di pompe di calore già installate, presenti nelle case del 56% delle famiglie. Tuttavia, solo una piccola parte di esse – circa 3,7 milioni – viene attualmente utilizzata come fonte primaria di riscaldamento. Queste tecnologie, invece, potrebbero benissimo intervenire in sostituzione di un apparecchio a gas (o in integrazione a esso) per limitare l’utilizzo di combustibili fossili, garantendo al contempo ai cittadini un risparmio in bolletta stabile e continuativo durante tutta la vita utile dell’impianto.

«Come Assoclima», dichiara il presidente Maurizio Marchesini «chiediamo pertanto che questa preziosa dote economica, generata da una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse, porti finalmente a misure che consentano sia di ridurre in maniera stabile il rapporto tra il prezzo dell’energia elettrica e quello del gas, sia di garantire continuità ai bonus fiscali. Solo in questo modo si potrà valorizzare realmente il parco installato di pompe di calore e ridurre il tempo di ritorno dell’investimento per chi deciderà, d’ora in avanti, di sostituire la propria vecchia caldaia con una pompa di calore elettrica. Non dimentichiamo che si tratta di una soluzione a ciclo annuale, capace non solo di riscaldare in inverno ma anche di raffrescare in estate, permettendo di affrontare in modo efficiente le intense ondate di calore di questo periodo».